Pandemia e informazione

Dopo un anno l’argomento principale delle nostre conversazioni e paure, è ancora la pandemia da Covid. E non siamo gli unici a farlo nel nostro mensile; nei giornali e in televisione è giornalmente la prima notizia che leggiamo o ascoltiamo. Se siamo frastornati di fronte alla persistenza delle limitazioni personali, ai familiari che ci hanno lasciato senza la nostra vicinanza, ai problemi economici e alle nuove povertà, non c’è dubbio che l’informazione ha contribuito non poco alla nostra insicurezza e all’aumento di ansie e paure. Probabilmente anche noi, involontariamente, abbiamo contribuito, e ce ne scusiamo. Perché chiunque abbia trattato questo problema ha fatto errori di valutazione, previsione, si è a sua volta lasciato convincere da altre fake news. Perché l’informazione segue diverse strade. C’è una parte di persone che, in buona fede, si appoggia a referenti non scientifici, al mondo scettico dei no vax, dei negazionisti, di chi vede un complotto ovunque, di chi enfatizza i problemi e misconosce i vantaggi, di chi valuta solo i bassi rischi individuali e non considera i grandi vantaggi collettivi. Sono convinzioni spesso irrazionali, lecite, che hanno un fondo di verità, che però non prendono nemmeno in considerazione altri aspetti o dimostrazioni scientifiche e si diffondono in ambienti particolari, antiscientifici in ogni occasione, per poi dilagare con dubbi, paure, anche violenza verbale, che diventano difficili da controllare. Ben più pericolosa è l’informazione che proviene dal campo politico, che si muove alla ricerca del consenso. Si è visto che la paura è la principale creatrice di consenso, riesce a unire gli animi sempre contro qualcuno, propone soluzioni irrealizzabili: aperture anche con la pandemia che peggiora, soldi a tutti, condoni. Alcune nazioni e alcuni partiti sono stati e sono negazionisti e sono contro ogni manovra contenitiva. Bisogna aprire tutto, si sono visti i risultati in Inghilterra, negli Stati Uniti di Trump, nel Brasile di Bolsonaro. Penso che in questi individui ci sia molta malafede. La componente dell’informazione che ci preme considerare più a fondo è però quella che deriva da paresi scientifici. All’inizio si pensava che questa infezione fosse solo una forma di influenza un po’ più grave, giungevano voci di epidemia in nazioni non coperte da un sistema sanitario come abbiamo in Italia, eravamo fiduciosi che, una volta entrato da noi, avremmo saputo controllare il virus nei nostri ospedali. Avevamo messo in atto controlli capillari negli aeroporti, ma il virus era già entrato da mesi, mieteva vittime in Lombardia senza capire che l’aumento dei morti per polmonite tra novembre 2019 e gennaio 2020 era già il segno della pandemia. Primo errore della scienza: non aver riconosciuto in tempo le prime infezioni in modo da poterle limitare. Altro problema scientifico che non conoscevamo: la forza di questo virus sta proprio nel fatto di essere un virus debole, che nella maggior parte degli infettati provoca disturbi lievi o nulla, ma li rende “untori”, possibili agenti di trasmissione nell’ambiente. Abbiamo debellato subito e mantenuti circoscritti i focolai di Sarcs, Ebola e le altre gravi infezioni virali che da venti anni infestano Africa e Asia perché tutti gli infetti avevano sintomi ed erano facilmente identificabili. Questo Covid è un evento nuovo, anche la scienza procede per tentativi. Quello di circoscriverlo non è ancora riuscito, ma non perché la scienza non abbia capito cosa si deve fare, è perchè noi, la gente comune, non abbiamo capito i rischi della trasgressione alle regole. Non dovrebbe essere possibile, ma ogni volta che assistiamo a un allentamento delle limitazioni perché il quadro sta migliorando, ci precipitiamo in massa a feste, raduni, incontri, a trovare parenti in altre regioni, funzioni religiose, proteste e scontri di piazza senza mascherine, iniziative politiche e sportive, apericena. Un mese fa la Sardegna era bianca, tutto aperto, tutti in giro senza mascherine. In un attimo è tornata rossa. Non si dovrebbe arrivare allo stato poliziesco della Cina per obbligare la gente, con la violenza e la prigione, a stare in casa. Ma noi ci comportiamo in modo irresponsabile. Questa è una colpa che non possiamo attribuire alla scienza. Terzo punto per valutare l’operato della scienza: sono stati prodotti dei vaccini in alcuni mesi, per l’ultimo vaccino erano stati necessari alcuni anni. Alcune fasi nella sperimentazione sono state necessariamente accelerate. Di solito si procede con la sperimentazione su animali degli eventuali danni da vaccino, poi si passa alla sperimentazione umana su volontari. Quindi si iniziano a valutare i risultati e la congruenza tra dosaggio ed efficacia. Per ultimo si valuta la durata di questa efficacia. Le prime fasi sono state eseguite e i vaccini sono stati giudicati sicuri, tutti quelli che sono stati approvati hanno superato questa fase della sperimentazione. Le ultime fasi, dosaggio e durata, se utilizzare una sola dose o due, se farle a distanza di 21 giorni o di tre mesi, non abbiamo avuto il tempo di portarle a termine e necessitano di correzioni in itinere. Questo non mina la sicurezza del vaccino, ci dice che il suo utilizzo può essere modificato in base ai risultati che vediamo sul campo. Le regole Europee erano ferree, occorreva una documentazione completa che inevitabilmente necessitava di più tempo. L’Inghilterra ha fatto un azzardo, una volta avuta la documentazione che i vaccini erano sicuri, ha subito iniziato la vaccinazione scavalcando le regole Europee. Se all’inizio della pandemia l’azzardo di negare che il virus fosse qualcosa da trattare, con la convinzione che si sarebbe arrivati naturalmente all’immunità di gregge, ha portato l’Inghilterra sull’orlo del disastro, il nuovo azzardo è andato bene e sembra che con la vaccinazione di massa e la chiusura ferrea, completa, abbiano ridotto in modo drastico morti e infezioni. Hanno eseguito milioni di vaccinazioni sia con Pfizer che con Astra Zeneca, hanno avuto anche loro alcune complicanze che stanno valutando, ma hanno considerato che la mortalità da complicanza da vaccino è di uno su alcuni milioni, quella da Covid è 2 su cento. Non c’è paragone. D’altro canto tutti i farmaci hanno effetti collaterali gravi. I morti da complicanze da antibiotici e tachipirina (shock anafilattici), antinfiammatori (perforazioni gastriche), antitumorali, la stessa pillola anticoncezionale responsabile di ictus, hanno complicazioni in numero superiore a quelli dei vaccini, ma non vi è dubbio sulla loro utilità e sul fatto che senza di loro i morti sarebbero decisamente in numero molto maggiore. L’Inghilterra ha dimostrato che dobbiamo vaccinarci, è l’unico modo per poter prima o poi ripartire. Con tutti i vaccini che abbiamo e nel minor tempo possibile. I rischi dei vaccini sono decisamente minori rispetto al rischio di non farlo. E’ stata fatta un campagna denigratoria contro l’Astra Zeneca, guarda caso quello meno caro, mentre dove l’hanno usato i risultati ci sono stati, e notevoli. La gestione non chiara ha sicuramente aiutato la diffidenza. Prima andava bene fino a una certa età, poi solo negli anziani, in altre nazioni a tutti. Non sono stati pubblicizzate con la stessa enfasi le complicanze degli altri vaccini che ugualmente ci sono, soprattutto con la seconda dose. Contemporaneamente, altri vaccini cercano di entrare sul mercato, ad esempio lo Sputnik, e visti i miliardi che si muovono e la capacità di creare fake news, sorge anche il dubbio se non sia in atto una guerra di concorrenza per accaparrarsi fette di mercato. Dovremmo guardare maggiormente al passato. Nel 2014 la campagna vaccinale antinfluenzale era arrivata al suo massimo storico. Vi furono alcuni casi di morti in Sicilia che vennero attribuiti subito al vaccino. Ci fu il panico in Italia, la vaccinazione antinfluenzale si ridusse del 40% con un aumento importante del numero dei morti. Non siamo più tornati al numero di vaccinazioni antinfluenzali pre 2014, nemmeno quando emerse che quelle morti non erano dovute al vaccino. Quando le paure s’insinuano nel nostro animo, non c’è ragione che riesca a scardinarle. La scienza può sbagliare, ma cerca continuamente di correggersi e offre comunque i rimedi al momento più sicuri o con la minor probabilità di essere fallaci. Ha sicuramente maggiori difficoltà di comunicazione, capacità che non manca al mercato e alla politica che con i loro slogan e le indecisioni, le contrapposizioni ideologiche, non fanno altro che scompaginare le acque e aumentare le paure: le ditte produttrici che non inviano le quantità richieste e promesse per venderle altrove a prezzi maggiorati, i politici che un giorno dicono e il seguente disdicono, che a volte si appellano ai referenti infettivologhi e alla scienza, altre agli opinionisti e alla pancia. La rete è così, se uno vale uno, in barba a specialità, competenze, esperienze, allora chiunque alzi la voce trova chi lo ascolta e ne amplifica il messaggio. Questa pandemia comunque alcune certezze sul piano sanitario sembra offrircele:

  1. È necessario sostenere il sistema pubblico perché, unico, riesce a dare una risposta in termini di prevenzione e controllo;
  2. È necessario organizzare un sistema italiano di produzione vaccini per far fronte a nuove pandemie;
  3. Il Covid non ci lascerà certamente in breve tempo, sarà necessario pensare a vaccinazioni programmate con copertura di più virus, ad esempio la vaccinazione antinfluenzale e antiCovid associate;
  4. L’unica arma vera che oggi abbiamo è la vaccinazione, non si può prescindere da questa perché queste pandemie sono globali, non è possibile pensare di isolarsi e non avere più contatti con il mondo esterno, con le altre nazioni;
  5. Il mondo non può viaggiare a velocità diverse, abbandonare alla miseria, alla fame, alla mancanza di assistenza la parte povera del mondo vuol dire portare i guai anche in casa nostra;
  6. La globalizzazione intesa come individualismo sfrenato, senza solidarietà, senza autocontrollo è la causa di dissidi e scontri non solo tra nazioni povere e ricche, ma anche tra regioni della stessa nazione, tra categorie lavorative che credono di avere più diritti di altre, tra fasce della popolazione che hanno risposte diverse e individui che cercano di saltare davanti agli altri pensando di avere più diritti e meno responsabilità;
  7. Gli azzardi, come quelli Inglesi, a volte vanno bene, altre peggiorano le cose. Auspichiamo politici più competenti e con sani dubbi in modo da compiere scelte ragionate e razionali e non azzardi. Quando critichiamo chi sta cercando di barcamenarsi per risolvere questa pandemia in modo onesto, impegnandosi, anche sbagliando, ma cercando le soluzioni, pensiamo che non sono tutti disonesti, non tutti lucrano su mascherine e su forniture agli ospedali che avvantaggiano parenti e amici o prendono decisioni solo per aumentare il consenso elettorale e senza una visione per il futuro. Proviamo a fare la differenza, perché se usciremo da questo disastro, sarà perché ci sono anche persone oneste. Soprattutto, cerchiamo di diffondere una cultura della responsabilità e della solidarietà partendo da noi stessi.

Marco Ruini

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