I PRINCIPALI SOCIAL NETWORK SONO: Facebook, MySpace, Instagram, Twitter, Google+, LinkedIn, Ask.fm, Pinterest, Formspring, Bebo, Friendster, Hi5, Ning, Tagged, Meetup, Tumblr, Mastodon, Diaspora

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Dal libro “IPERCONNESSI” Perchè I ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti. di Jean M.Twenge

….”I nati dal 1995 in poi sono praticamente cresciuti con il cellulare in mano, sono su Instagram da quando andavano alle medie e non hanno ricordi di un mondo senza Internet. Lo smartphone ha un potere assoluto che si estende a tutti gli ambiti della loro vita.
Non conoscono un modo diverso di relazione, non conoscono il significato della parola VITA senza legare la stessa ad un iPad o ad un iPhone: PERCHE’ NON E’ STATA DATA LORO ALCUNA ALTERNATIVA.
Nel 2007 fu immesso sul mercato il primo iPhone e nel 2010 arrivò l’iPad [le i minuscole davanti ai nomi dei dispositivi stanno per Internet] e sempre nel 1995 la Rete è stata aperta agli usi commerciali…..
La sola presenza di queste tecnologie ha il potenziale di distrarre dalle interazioni volto a volto; si perdono dettagli come le espressioni del viso, i cambi di tono nella voce, è diminuito se non azzerato il contatto visivo, quasi non ci si perde più negli sguardi quando due persone si trovano una fronte all’altro.
Si è sempre meno capaci di distinguere le notizie vere da quelle false, si è sempre meno in grado di comprendere le informazioni complesse, per una sorte di pigrizia nel verificarne la veridicità ed un diffuso analfabetismo funzionale che rende incapaci proprio di comprendere ed analizzare ciò che si legge, convinti che la rete sia una fonte di informazioni credibili si tende a rinchiudersi in una “comfort zone” dove le idee personali non vengono verificate.
Le “leggende metropolitane” sono sempre esistite, ma ora con i social network si diffondono in maniera estremamente veloce ed estesa. A complicare la situazione l’anonimato di internet aiuta chi crea e propaga notizie false in rete ritenendosi protetto dall’invisibilità.
Tutto questo rappresenta però un serio rischio per la democrazia che si basa sul confronto, sul rispetto della diversità e sulla tolleranza. I social sono fatti per rappresentarsi, prendere posizione, NON PER DIALOGARE.
E’ necessario porsi in maniera critica davanti alla rete ed ai social network, utilizzarli con il buon senso, controllare e verificare ciò che si condivide ed affidarsi solo a fonti attendibili e siti ufficiali.
Siamo convinti di avere tanti amici, tutti rigorosamente “virtuali” e quindi perfetti sconosciuti, di essere in contatto con l’universo mondo, i problemi trovano facile ed immediata risoluzione nel mondo offline, è addirittura possibile diventare personaggi pubblici con un semplice “tweet”, se qualcuno poi mette un “like”, ed hai anche dei “followers”…vali qualcosa come persona..
Oggigiorno, misuriamo la nostra popolarità ed il grado di accettazione da parte della società sul numero dei “mi piace ricevuti. Quello che fino a qualche anno fa era solo un cruccio delle celebrità, la cui angoscia era di ritrovarsi a breve sul viale del tramonto, oggi interessa ognuno di noi.
Siamo una contraddizione in essere perché invochiamo a gran voce il diritto alla privacy, ma postiamo la nostra vita privata e spesso anche dei nostri figli, minorenni e non, e questi siti possono fare quasi tutto quello che vogliono con le nostre foto; soprattutto indagini di mercato da vendere a caro prezzo a chi investe sui di loro in pubblicità.

Stacey Steinberg, docente di legge al Levin college of Law , università della Florida, e direttrice associata del Centro per i bambini e la famiglia avverte:
“Non condividete su Internet nulla che non mostrereste in pubblico”

Anche scegliere di condividere le foto usando un gruppo privato su Facebook o un account privato su Instagram non diminuisce i rischi.
Associare un’immagine ad un nome è nelle normali capacità di qualsiasi sistema di elaborazione di immagini.
Le informazioni condivise dai genitori potrebbero emergere ancora dopo anni su i Google”, dice Steinberg, perché i dati in rete permangono per molto molto tempo, “E non sappiamo quali saranno gli obiettivi dei nostri figli quando diventeranno adulti”.
Nel momento in cui otteniamo servizi dai social network che sembrano gratuiti una volta di più vale l'(ormai vecchio) adagio che recita ‘quando ottieni qualcosa gratis, il prodotto venduto sei tu‘.
Nel prossimo futuro forse guarderemo agli utenti dei social media come oggi guardiamo i fumatori, persone che sanno di fare qualcosa di sbagliato eppure continuano a farlo

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