PROCESSI EDUCATIVI PER MIGRANTI

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Gentile direttore, leggere le migrazioni come “segno dei tempi” significa prendere coscienza dei meccanismi generati da una economia che uccide e dell’iniquità che genera violenza. Incontrare un immigrato s’intende fare i conti con la diversità.
Non possiamo però limitarci a risposte prefabbricate ma dovremmo, come cristiani, affrontare il tema migrazioni con realismo, intelligenza, creatività, audacia, evitando soluzioni semplicistiche. Il fenomeno migratorio chiede alle nostre comunità di avviare “processi educativi” che vadano oltre l’emergenza. Si tratta di riconoscere nell’altro nella sua singolarità, dignità, valore umano inestimabile, di consentirne la libertà e di fargli posto accettandolo. Tutto ciò senza rinnegare la nostra cultura, le tradizioni ma riconoscendo che ve ne sono altre ugualmente degne. Scopriremo una ricchezza inaspettata. Da un incontro vero nasce una relazione e il dialogo, che hanno il fine di camminare insieme modificando i pregiudizi, le paure, le immagini, gli stereotipi. Si allarga sempre nel dialogo aperto ad altre religioni o chiese anche la comunione e la fraternità.
L’integrazione è un processo che non assimila, non omologa ma riconosce e valorizza le differenze: ha come obiettivo la formazioni di società plurali in cui si privilegia il riconoscimento dei diritti.
Cordialità
Paolo Pagliani
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