LA FAVOLA DEL PIACERE DEL BERE

alcol
L’alcol ha un posto d’onore nelle nostre tradizioni popolari e religiose, nei nostri rapporti sociali: nascite, matrimoni, funerali, riti religiosi, celebrazioni civili o vittorie sportive, così come le più semplici circostanze della vita di ogni giorno sono abitualmente mediate dall’alcol. Questo riduce la tensione, aiuta la gente ad unirsi formando gruppi, crea una “atmosfera” di calore, rilassa, disinibisce. La persona, da parte sua, ha un doppio impulso a bere conformandosi al modello sociale traendone forza e rassicurazione ed inoltre si constata che gli effetti del bere sono piacevoli. E’ la favola di sempre ovvero il desiderio del piacere va considerato una caratteristica squisitamente umana. Ma se questo desiderio, per fattori biologici e/o psicologici e/o sociali finisce per divenire inestinguibile, se il suo soddisfacimento provoca angoscia, se il suo appagamento si realizza soltanto per via chimica allora l’ equilibrio psichico dell’ individuo/a viene profondamente turbato e la persona va considerata malata. E’ quanto avviene in certi uomini, donne e ragazzi. i quali finiscono per bere in quantità eccessiva e continuamente, perdendo la libertà di astenersi dal bere e la capacità di controllare la quantità di alcol ingerito: in tal modo si provocano lesioni al proprio organismo e contraggono uno stato di dipendenza alcolica. Le conseguenze della malattia (o alcolismo cronico o dipendenza alcolica), si ripercuotono oltre al singolo anche negativamente sulla famiglia (disgregazioni), sull’ambiente di lavoro (assenteismo, infortuni) e sulla società (incidenti stradali, criminalità, costi elevati). L’alcolismo per il grande numero di individui direttamente colpiti (circa 1,5 milioni di alcoldipendenti, 4,5 milioni di bevitori eccessivi in Italia), per la sua lunga durata (10-20 anni), come in tutti i Paesi occidentali è il problema più importante in fatto di droga. La malattia incalza e avanza. Chi beve smodatamente non soltanto prende coscienza di quanto sia importante l’alcol ma scopre due realtà terrificanti: che non può farne a meno e che non riesce più a controllare il suo bere. Ciò nonostante continua a negare, a non chiedere aiuto a fare tentativi non per smettere di bere ma per riuscire a bere poco. Ne esce sempre sconfitto, il capolinea è questo. Il malato non ce la fa più, vorrebbe smettere ma vorrebbe anche continuare (questa è la sua malattia) in più annichilito anche da altri due convincimenti: di non poter vivere senza alcol e di non essere in grado di smettere di bere; soltanto a questo punto egli è disposto ad ammettere che da solo non ce la fa ed è propenso a chiedere aiuto. Ecco che trovare un Gruppo di Alcolisti Anonimi che hanno un unico scopo che è quello di non bere e di aiutare chi è nel problema a raggiungere la sobrietà, può diventare una grande opportunità per uscire dall’inferno alcolico. A Guastalla si riuniscono ogni martedì e venerdì dalle 20,30 alle 22,30 e in provincia altri cinque “coprono” l’intera settimana. Il telefono unico per RE risponde al  334 746 9749 per qualsiasi informazione.  
Un alcolista anonimo
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