NATALE DI GIUSTIZIA E DIGNITÀ

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Gentile direttore, sarebbe bello se il prossimo Natale diventasse un momento simbolico di restituzione per tanti uomini e donne volonterose che hanno dimostrato in questo 2017, di avere a cuore un orizzonte più alto rispetto a quello della quotidianità. In un ipotetico elenco di questo tipo entrerebbero a ragione figure spesso differenti fra loro: mamme, papà e figli che ogni giorno combattono la buona battaglia della famiglia e insieme sanno scrutare il futuro, oltre le difficoltà del presente; lavoratori che si mobilitano per altri lavoratori e salvano posti e prospettive di tante aziende, volontari che bussano alle porte del prossimo, imprenditori che guardano al di là degli spifferi della congiuntura economica e compiono gesti di riconciliazione e di integrazione all’avanguardia all’interno delle proprie fabbriche. La lista potrebbe tranquillamente continuare e di certo incapperebbe nella facile accusa di “buonismo” che viene rivolta un po a tutti quelli che, in un momento storico come questo segnato da lacerazioni e diffidenze, si ostinano a cantare fuori dal coro. Ma dovrebbe essere proprio questa parola, restituzione, a scombinare i piani di chi invece mette al primo posto logiche di profitto, individualiste e pure egocentriche. Restituire presuppone un soggetto consapevole di ciò che fa, oltre a un destinatario disposto a ricevere. A patto che si segua sempre uno stile di gratuità e generosità, cioè nel segno di quanto si è ricevuto. La restituzione fa bene perché produce e diffonde bene intorno a sé, come sa chi vive una relazione educativa, poiché permette di condividere benefici e problemi di una scelta. In questa fine d’anno, i figli (anche quelli diventati adulti) potrebbero restituire così un po’ di tempo e pazienza ai propri genitori, gli anziani rimettere in circolo ricordi ed esperienze di una vita, i migranti rispedire al mittente tanti discorsi xenofobi mettendosi a servizio concretamente di chi li ha accolti. Esistono anche restituzioni che avvengono per legge: a esempio Comuni che si son presi la responsabilità (vale la pena di insistere sulla parola responsabilità) di accogliere richiedenti asilo, è stato riconosciuto un “bonus gratitudine”, un contributo finanziario che permetterà di affrontare i primi bisogni dell’accoglienza. E se dovessimo pensare a come si allargherebbe la platea dei beneficiari di azioni del genere, se la dimensione del gesto avesse rilevanze pubbliche, sui territori prenderebbe forma una condivisione maggiore di beni e bisogni inespressi, i cittadini verrebbero spinti a comportamenti collettivi virtuosi, il clima di tensione sociale di colpo svanirebbe. Sarebbe un buon inizio (d’anno)…
Auguri e cordialità
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