POVERTÀ’ E BOLLA FINANZIARIA

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Egr. direttore, la crisi ha contribuito decisamente al fenomeno migratorio – anche se non c’è nessuna invasione: ecco un’altra credenza che i numeri non riescono incredibilmente a scalfire -. Una causa l’ha ben descritta un “insospettabile”: l’amministratore delegati dell’ENI (De Scalzi), il quale ha affermato che ” l’Africa è alla deriva per la speculazione sui prezzi di petrolio e del gas. Per questo crescono povertà e migranti “. Negare la responsabilità dei Paesi ricchi rispetto alla condizione dei Paesi impoveriti vuol dire non conoscere o ignorare la storia, la scienza, l’attualità, o peggio, pensare a una “superiorità” culturale o morale dell’Occidente. Secondo una fonte giornalistica autorevole, si spiega che l’apertura completa delle frontiere mondiali (libertà per chiunque di andare ovunque a cercare lavoro) porterebbe a un aumento della ricchezza globale di 78 mila miliardi di dollari. Inoltre: il valore globale delle azioni quotate sui mercati finanziari ammonta a 77.800: sui massimi storici di tutti i tempi (a fine 2008 la capitalizzazione era il 60% in meno dei valori attuali). Oggi le Borse hanno sorpassato il Pil mondiale. In Borsa ci sono i cosiddetti “Big 5” digitali: Apple, Google,Microsoft, Amazon e Facebook che capitalizzano  oltre 3 mila miliardi, il 50% in più del Pil Africano. Fossero una Nazione, sarebbero la quinta più ricca del mondo davanti alla Gran Bretagna. Anche nel 2007, le Borse superarono il Pil (60 mila miliardi contro 58 mila). Sappiamo com’è andata…I dati oggi presentano il conto: l’Istat stima che siano un milione e 700 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta – 4 milioni e 800 mila individui – è il doppio rispetto al 2007. E tra i giovani e minori i poveri sono addirittura triplicati. In pratica facciamo ancora i conti con le conseguenze con la crisi del 2007 mentre sui mercati si delinea uno scenario assai simile a quello di allora.
Cordialità
Paolo Pagliani
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