DIFFIDARE DELLA PIETÀ

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Gentile direttore, troppo spesso si sente parlare di pietà, un sentimento ambiguo come sottolinea uno scrittore cattolico francese (G. Bernanos) quando afferma che: <<diffido della pietà. Esalta in me sentimenti piuttosto vili, un prurito di tutte le piaghe dell’anima>>. C’è infatti una pietà che nasce da viltà e sconfina nel disprezzo. E’ quell’atteggiamento apparentemente compassionevole nei confronti del più debole ma che sottilmente nasconde in sé un’arroganza o l’intimo compiacimento di non essere in quello stesso stato miserando. Altra considerazione è che troppo spesso ci imbattiamo in persone spietate. In questi casi la loro arroganza è esplicita, la loro crudeltà non si premura di velarsi, la loro indifferenza non cerca alibi ma si ostenta in tutta la sua brutalità. C’è pure un’altra forma, meno appariscente di essere senza pietà ed è quella espressa dall’aggettivo “impietoso”. Esso può adattarsi a chi si fa indifferente di fronte alla sofferenza e alla necessità altrui. Il suo comportamento è egoistico come quello del sacerdote e del levita nella parabola del Buon Samaritano: essi <<passano oltre dall’altra parte>> della strada ove è accasciato a terra chi avrebbe bisogno di quella pietà che è umanità, solidarietà e autentica compassione. La vera pietà è, di fatto, sinonimo di amore.

Cordialità
Paolo Pagliani

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