Nuovi nazionalismi: segnali premonitori di nuova crisi globale

trump

Questa mi sembra la nuova caratteristica più evidente delle nuove destre del mondo, vincenti o comunque altamente competitive sul piano elettorale.
In questa direzione va il Presidente USA Donald Trump che insediato da poche settimane alla Casa Bianca, ha già litigato con diversi Capi di Stato, dal Messico alla Cina, attaccato l’Unione Europea, mandato messaggi minacciosi all’Iran. Ha esaltato la Brexit, che è la vicenda più evidente di nuovo nazionalismo degli ultimi tempi.
Donald non è solo. Ho ricordato la Brexit. È di questi giorni la promessa di Marine Le Pen di fare referendum per uscire da Unione Europea e NATO se vince le elezioni presidenziali francesi. In vari Paesi europei si andrà alle elezioni con forti movimenti populisti, che si caratterizzano per l’attacco agli immigrati e per l’antieuropeismo. Tra questi in Italia c’è la gara tra Lega e Fratelli d’Italia, ma sono temi che il Movimento 5 Stelle non disdegna.
Senza contare poi gli elementi di neozarismo e di nazionalismo che caratterizzano le politiche di Putin.
Le forze di sinistra devono dare risposte adeguate a questa nuova e vecchia politica delle destre. In primo luogo in Europa con proposte che salvaguardino i diritti del lavoro, il welfare, l’ambiente e ponendo questi temi al centro delle politiche commerciali. Nello stesso tempo mettendo in evidenza dove ci possono portare le politiche delle destre.
Parto da un aspetto economico. Trump minaccia di mettere i dazi ai prodotti di importazione messicana, se il Messico non fa e non paga il muro. Se gli USA davvero facessero questo, il Messico farebbe la stessa cosa per i prodotti esportati dagli USA in Messico. Cosa succede ai consumatori, nonché ai lavoratori? Se un consumatore americano vorrà continuare a comprare lo stesso prodotto, lo dovrà pagare di più, essendoci un dazio che prima non c’era. Se invece preferirà comprare un prodotto alternativo, americano o di altro paese, perché più competitivo a quel punto sul piano dei prezzi, molto probabilmente il nuovo prodotto prescelto avrà comunque un prezzo più alto del precedente prodotto messicano prima dei dazi. In ognuno dei due casi il consumatore dovrà spendere di più. Nel caso di continuare a scegliere il prodotto messicano, lo Stato avrà un maggior introito, derivante dai dazi. L’insieme di queste nuove entrate magari permetterà a Trump di abbassare un po’ le tasse ai ricchi. Se tutto questo avvenisse il consumatore-lavoratore avrebbe una riduzione del suo potere d’acquisto e magari il suo datore di lavoro una riduzione di tasse.
Non c’è solo l’aspetto economico.
Ricordo che abbiamo già conosciuto una fase di globalizzazione dell’economia tra fine ‘800 e primi del ‘900. Poi gli interessi nazionali conflissero e il nazionalismo ci ha portato alla prima guerra mondiale. In seguito le ideologie nazionaliste prevalsero in Italia con fascismo e, in Germania, con il nazismo. Lo sbocco è stata la seconda guerra mondiale. Stiamo attenti, perché i nazionalismi storicamente producono questi effetti. Cerchiamo di evitarli, perché oggi sarebbero catastrofici forse ancor più che nel passato.

On. Maino Marchi

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