Lo scrittore Paolo Rumiz a Novellara

Martedì 16 febbraio 2016, ore 21:00, presso il Teatro ”F. Tagliavini” di Novellara

capture-20160201-205554.png“Non sono un giornalista, io faccio il giornalista. È diverso. È un lavoro che non cambierei con nessun altro, ma non mi investe come una missione. Sono, invece, un viaggiatore. E fare il giornalista mi piace proprio perché mi consente di fare il viaggiatore. Sono certo che un articolo viaggiante è mille volte meglio di uno stanziale. Se sto fermo non ho idee. Se parto, i pensieri arrivano e le cose accadono. Per questo ho sempre un taccuino in tasca. Per questo quando viaggio cerco di scrivere, e quando scrivo cerco di viaggiare. Ormai la miscela non è scomponibile.”
Queste sono le parole che Paolo Rumiz ha scritto di sé su uno dei tanti taccuini, poi diventato racconto, poi libro e poi anche vissuto interiore. Secondo me sono le parole che lo descrivono al meglio. Perché Paolo Rumiz è semplicemente e per davvero un viaggiatore. L’andatura e i mezzi che usa per i suoi viaggi non sono mai gli stessi, ma sono sempre quelli giusti. Il treno per l’andare lento verso Oriente, la barca per l’incontro silenzioso col fiume Po, la bicicletta per lo sconfinare verso i Balcani, i piedi per un dialogo tacito con l’Istria, la fiat Topolino 500 per l’incontro con storie perdute tra i bellissimi borghi dell’Appennino.
Il Ciclope, l’ultimo libro di Paolo Rumiz che la casa editrice Feltrinelli ha pubblicato nel novembre scorso, descrive il suo ultimo viaggio che è allo stesso tempo sorprendente e inconsueto e coraggioso, perché è immobile. È su una piccola isola del Mediterraneo, questo suo ultimo viaggio, dove in pochi metri quadrati c’è niente oltre a un faro, al Capitano del faro e al suo assistente. Viene spontaneo chiedersi che cosa Paolo Rumiz è riuscito a scrivere in un posto dove c’è proprio niente. Ma proprio niente? Quell’isola dal viaggiare immobile, che io immagino riposante e forse anche necessaria dopo le fatiche di Annibale e di Morimondo e della Grande Guerra, in realtà è densa e ricca di emozioni, ricca di vento e silenzio e maree, di luci e tramonti e groviglio di gabbiani, di pane caldo appena sfornato, di asparagi selvatici da mangiare così, di sguardi fieri e leali come quelli dell’asino guercio, l’altro Ciclope oltre al faro. Ed è proprio sull’isola di cui non si conosce il nome e il luogo (ma che importa!) che perdendosi tra le stelle Rumiz riesce a vedere ciò che non ha mai visto prima, la bellezza incommensurabile dei cambiamenti. Da quel momento il viaggio immobile si svela in tutto il suo splendore, intimo e profondo e leggero insieme, ricco di lentezza e anche libertà. È un libro da leggere, Il Ciclope. È bellissimo e appagante insieme. È “balsamo per l’anima intirizzita”.
Forse non tutti sanno che il Paolo Rumiz viaggiatore è stato anche un ottimo alpinista, e compagno di cordata di Enzo Cozzolino (uno dei più grandi scalatori italiani di tutti i tempi) nella prima salita della Nord dello Spiz d’Agner. Pertanto qui lo scrivo.
Paolo Rumiz presenta Il Ciclope Martedì 16 febbraio, ore 21.00, al Teatro “Franco Tagliavini” di Novellara. La serata è organizzata dalla sottosezione Cai di Novellara, in collaborazione con il Comune di appartenenza e con la casa editrice Feltrinelli.
L’ingresso è a offerta (l’intero ricavato sarà devoluto al progetto “Rarahil Memorial School” – Kirtipur, Nepal – seguito dall’amico Fausto De Stefani).

Marina Davolio

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