L’ANNO DELLA SVOLTA

wpid-economiaGentile direttore, si sente parlare spesso che il 2015 sarà l’anno della svolta a cominciare dalla grave crisi economica che in questi anni ha falcidiato e messo in ginocchio le famiglie e il Paese intero. Ma credo che le svolte non calino dall’alto a nostra insaputa, dipendono da noi, dal nostro impegno a cambiare rotta sia a livello personale che sociale, sul piano etico con comportamenti e stili di vita diversi, perché più in basso di così non possiamo più scendere. Le ultime vicende di corruzione di Roma capitale, o le defezioni di massa per malattia improvvisa dei vigili romani, sono solo la punta dell’iceberg di un’Italia che non sa più cos’è è il bene comune e ignora i valori di una civile convivenza. Sarebbe bello se potessimo sostituire la furbizia con l’onestà, come virtù nazionale. Soprattutto se la praticassimo in ogni circostanza e insegnassimo alle nuove generazioni che il merito, l’impegno e la preparazione sono valori da preferire alle raccomandazioni e alle tante scorciatoie dove ci si svende la dignità e spesso anche il corpo. Non basta lamentarsi o indignarsi, è tempo di rimboccarsi le maniche, di non stare con le mani in mano. E’ troppo comodo. La giusta critica deve poi tradursi in impegno e responsabilità contro una crisi nata dal cinismo e dall’indifferenza, dall’idea che l’interesse individuale – o di piccole corporazioni – sia contrapposto al bene comune.

Cordialità
Paolo Pagliani

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1 Comment

  1. Quello che scrivi è vero, ma ahimè è destinato a rimanere un’utopia, perché non vedo i presupposti per questa inversione di tendenza. Oggi il mondo del lavoro si regge sulle spalle di persone molto mature, questo è un male, tutto ciò per vari motivi: a volte non vogliono lasciare la prima linea ai più giovani, a volte non possono. Ma, in ogni caso, questa situazione ci racconta non di un’inadeguatezza dei più ventenni, spesso dotati di grande freschezza, attualità col mondo circostante, condizioni indispensabili per vivere la contemporaneità del mondo del lavoro, invece ci dice che qualcuno di proposito li mandi fuori mercato, chi sono e perché? Sono i poteri economici forti che hanno il disperato bisogno di disponibilità di manodopera a basso prezzo: distruggendo le possibilità per molti ragazzi di famiglie non abbienti, gioco forza otterranno quella fascia di “capitale umano” tanto agognata. Perché una certa parte dell’industria, non tutta!! Cerca di aumentare il proprio profitto solo tagliando i costi dati da lavoro dipendente, quando non anche dalla sicurezza, dall’aggiornamento tecnico dell’intero processo produttivo? Perché fondamentalmente non ha alcuna passione per fare quello che faccia e logicamente nemmeno competenze elevate, è chiaro quanto sia più facile non aggiornare macchine, ed assumere manovalanza a basso costo per sembrare dei virtuosi economi, piuttosto di rinnovare in modo saggio tutta la struttura produttiva. Avere tanti soldi da spendere allo scopo, non significa essere in una posizione avvantaggiata rispetto ad altri, se vengono gestiti male procurano il tracollo dell’azienda, invece del suo rilancio. Il male del quale soffrono tante industrie è dato da: persone incompetenti in ruoli di responsabilità, arrivate lì solo perché amiche di tizio o caio,ciò genera una spessa omertà: cane non mangia cane, quindi un distacco tra ciò che sia la reale situazione aziendale da quella percepita dal proprietario dell’attività, in realtà piccole questo vale meno, in aziende grandi è la norma. Cari industriali , ricordate sempre che chi vi ruffiana lo fa per non lavorare e per non fare questo s’inventerebbe anche di aver visto Gesù camminare sulla Fiuma, se servisse allo scopo, dell’azienda e del suo bene non gliene può fregare di meno. Si assume ancora sulla base di conoscenze, parentele, amicizie, che non è un male di per sé, ma in realtà non dà particolari garanzie al datore di lavoro è semplicemente un tranquillante. Un altro problema è correlato proprio all’errata collocazione del personale: a volte si sbaglia in buona fede, ma a volte si mettono in posizioni di responsabilità persone non adatte per quel ruolo, quando assolutamente non competenti, solo perché di “fiducia”, queste operazioni sono un boomerang in faccia per l’intero sito produttivo, fanno la differenza tra salvarsi e morire, in temo di crisi. Esiste all’interno delle fabbriche un problema “massonico” nel senso più antico del termine, chi sa tende a tenere per sé e quando se ne va, a portare con sé, il proprio sapere, anche questo è devastante e ridicolo. Oggi sopravvive chi ha una reale competenza da mettere in campo, la globalizzazione se ne frega di queste mafie da cortile è bene saperlo! La qualità viene vista ancora, non come uno strumento per essere sempre più competitivi, ma come una rogna alla quale non si possa sfuggire, E’ molto difficile costruire un futuro solido demotivando generazioni intere, attraverso la precarietà e la non riconoscenza, umana ed economica, rispetto alle loro capacità. Sparita la generazione che ha avuto l’opportunità d’imparare veramente una professione da chi era meno egoista, perché questo è il problema vero: genitori che si stanno pappando la vita dei loro figli perché invecchiare oggi non è concepibile, sparita quella la tecnologia non potrà aiutarci tanto: se nessuno ti ha insegnato il miglior procedimento logico per svolgere una mansione, potrai comprare tutto il meglio di questo mondo non sarà sufficiente. C’è poi chi si sente furbo e figo facendo del nero, va altresì detto che chi dovrebbe vigilare, o sia cieco, oppure abbia qualche interesse da questo commercio clandestino, ciò equivale in Italia ad una manovra finanziaria. Oggi ci si dota di strumenti costosissimi senza nemmeno sapere quello che si stia comprando, senza realmente saperli usare, sostanzialmente anche quando se ne potrebbe fare a meno, è chiaro che gli unici che ci guadagnino in questi tempi siano: quelli che vendano tecnologia e quelli che vendano sistemi produttivi, spesso sono entrambi al pari dei venditori di lozioni miracolose per calvi, i capelli non ricrescono e non ti rimangono neanche i soldi per comprare un parrucchino se ne avevi voglia.

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