QUALE SCUOLA SCEGLIERE DOPO LA TERZA MEDIA?

Fotolia_5365890_XS-290x289La professoressa Maria Sala, Dirigente dell’Istituto Professionale per i Servizi e l’Industria “Mario Carrara” di Guastalla e Novellara, offre un importante spunto di riflessione su un tema particolarmente sentito in questo periodo da molte famiglie: come individuare la scuola “giusta”?
La scelta della scuola superiore rappresenta infatti un’esperienza delicata e cruciale per molti ragazzi giunti alla conclusione della scuola media. Sono pochi quelli che hanno le idee chiare sul percorso da seguire.
L’offerta formativa del nostro territorio è piuttosto ampia: licei, istituti tecnici e professionali con vari indirizzi. È tuttavia frequente che molti studenti compiano una scelta non in base alle proprie attitudini, ma sull’onda del passaparola, spesso fuorviante, o da suggerimenti a volte dettati da pregiudizi o da mancanza di informazioni.
Un modo molto semplice per orientarsi è quello di porsi domande rispetto a ciò che si ama fare o apprendere, sui propri interessi, sulle proprie attitudini. Impegnarci in in qualcosa per cui siamo portati, ci piace e ci interessa renderà il lavoro decisamente più semplice e ci darà la sensazione di imparare senza particolari sacrifici o rinunce. Il buon senso suggerisce in ogni caso di evitare quegli indirizzi che prevedono troppe materie per le quali non abbiamo dimostrato particolari inclinazioni nella prima parte del percorso scolastico e di non disprezzare quelle discipline che ci danno la possibilità di apprendere attraverso attività laboratoriali, esperienze concrete di stage/alternanza scuola-lavoro, confronti diretti con il mondo del lavoro, soggiorni all’estero.
Il suggerimento dei genitori, che conoscono le risorse e le fragilità dei ragazzi, è certamente utile e può portare ad una scelta che non sia dettata da mode, passioni effimere o condizionamenti da coetanei. Una scelta condivisa, che sia il frutto della proficua alleanza tra ragazzi, genitori ed insegnanti, è sicuramente una buona premessa per la costruzione di un progetto di vita.
Nessuna scuola è in grado di garantire un futuro. Molto dipende dai risultati che lo studente riesce ad ottenere. Risultati che saranno apprezzabili nella misura in cui egli intraprende un percorso a lui consono e in cui può trovare le condizioni migliori per vivere serenamente il contesto scolastico e sentirsi valorizzato.
Moltissimi ragazzi, in questa prima parte dell’anno scolastico, si sono resi conto che la scelta compiuta al momento dell’iscrizione non corrisponde alle loro aspettative ed hanno pertanto chiesto di potersi trasferire in altri indirizzi. Se la normativa da una parte permette il passaggio ad altri istituti, dall’altra impone vincoli numerici che non consentono alle scuole di accogliere tutti coloro che lo richiedono. La conseguenza di questa contraddizione è che i ragazzi che desiderano cambiare strada tante volte si devono accontentare di situazioni di ripiego o, peggio ancora, costretti a rimanere nell’indirizzo originario, andranno incontro ad un insuccesso formativo e alla ripetenza.
Ad esempio il nostro istituto non ha potuto accogliere più di 40 studenti che volevano passare agli indirizzi professionali. L’alto numero di alunni già inseriti nelle classi o richieste arrivate fuori tempo massimo non permettevano infatti ulteriori iscrizioni.
Le attività di orientamento proposte dalle scuole possono essere un ottimo strumento da utilizzare al fine di imboccare la strada migliore. L’incontro con i docenti è infatti l’occasione per confrontarsi e trovare risposte a dubbi e interrogativi che talora faticano a prendere forma.
Di fronte alla miriade di opportunità che si profilano, le informazioni significative che si ricevono nel corso di questi incontri possono fornire molte risposte ai ragazzi e alle famiglie.
La partecipazione agli incontri dei vari indirizzi e dei vari percorsi può essere illuminante. Escludere a priori determinate opzioni può portare a smarrire la strada e l’alto numero di richieste di passaggio all’Istituto professionale è emblematico in questo senso.
La scelta dell’istituto professionale non esclude un passaggio “inverso”: qualora non dovessimo ritenere il percorso adeguato alle nostre capacità, potremmo sempre passare ad un indirizzo di studi che richieda maggiore impegno e performance più elevate. La sostanziale omogeneità delle discipline del biennio favorisce infatti anche questa inversione dei passaggi.
Questo eviterebbe situazioni che spesso, anche in passato, hanno determinato abbandoni o scelte di compromesso e, in casi estremi, demotivazione e apatia verso ogni tipo di attività formative, con conseguenze negative anche sullo sviluppo della personalità.”

Saccani

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