MORIRE IN ULTIMA CLASSE

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Caro direttore, l’ennesima tragedia del mare ripropone, ogni volta in modo più netto, drammatico e urgente la sola domanda che merita risposta: che cosa ritiene di fare l’Unione Europea, quali progetti, quali proposte, quali rimedi reputa di mettere in campo affinché il Mediterraneo cessi di essere un gigantesco cimitero per migliaia di sventurati e di miserabili in fuga dagli orrori delle guerre, dalle persecuzioni religiose, dalla crudeltà di satrapi e dittatori, di cui i continenti che si affacciano su questo mare purtroppo abbondano? La risposta non c’è, a Bruxelles si tende a minimizzare, a mostrare troppa indifferenza verso quei cadaveri che giungono nelle nostre coste soffocati nel ventre di una barca. Sappiamo bene che buona parte dei carichi di disperati, si forma prendendo la via del mare dalla Libia. Eppure proprio laggiù, dalla Libia, si potrebbe e dovrebbe ripartire per creare un corridoio umanitario, un ombrello internazionale sotto l’ egida dell’ Onu perché i migranti possano fare domanda di asilo senza mettere la propria vita nelle mani dei trafficanti e degli scafisti. E’ lì, dove si forma il problema, che l’Europa dovrebbe cominciare ad agire. L’Europa, si badi, non la sola Italia. Nel Mediterraneo si muore, si fanno affari, si lascia letteralmente soffocare la speranza. E da troppo tempo l’Unione Europea tarda a dare la risposta giusta.
Cordiali saluti
Paolo Pagliani
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