PAROLE NORMALI

pensiero-filosofia-paroleGentile direttore, sappiamo purtroppo che il linguaggio in questi ultimi tempi si è molto deteriorato. Da un lato c’è la corruzione della parola con l’uso della terminologia volgare e aggressiva, con l’urlato, la chiacchera e la riduzione del vocabolario a pochi e scontati termini: Tv e Parlamento ne danno un pessimo esempio. D’altro lato, c’è il linguaggio allusivo e scarnificato dei messaggini telefonici o dell’informatica. Il filosofo tedesco A. Schopenhauer in una frase diceva che “Gli uomini comuni dovrebbero usare parole comuni per esprimere concetti poco comuni. E invece fanno il contrario”. Si configura così una comunicazione semplificata che ha perso il sapore e il colore del discorso comune, il quale ha bisogno di inflessioni, di pause, di una scelta di parole, di contenuti articolati. Occorrerebbe inoltre pulire certi linguaggi dalla sporcizia, dalle brutture, dalla vanità, dalla cattiveria, dal vuoto o almeno mettere in pratica quello che suggeriva uno scrittore francese: <<Fra due parole scegli quella minore, più delicata!>>. La parola infatti è la via capitale della nostra comunicazione, è segno di vita e di comunione ma è anche radice di odio. Calibrare, dunque, pensiero e parole è cosa piuttosto rara ai nostri giorni in cui si apre bocca prima ancora di pensare.
Cordialità
Paolo Pagliani
L'isola che non c'è
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