Ultime occasioni per visitare la mostra fotografica “Besa – un codice d’onore”

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Prosegue la mostra fotografica di Norman H. Gershman promossa da Istoreco “Besa: un codice d’onore. Albanesi musulmani che salvarono gli ebrei durante la Shoah”, visitabile tutte le domeniche fino alle 2 febbraio presso il Museo Gonzaga all’interno della Rocca di Novellara (orario d’apertura 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30). Ingresso gratuito.
BESA racconta , con immagini e parole, i testimoni diretti della solidarietà dell’Albania della guerra, concentrandosi su chi allora era bambino e oggi può raccontare quanto accaduto. A partire dai numeri. Nel 1933 l’Albania contava 803mila abitanti, fra cui solamente 200 ebrei. Ma quasi duemila profughi arrivarono dalla Germania dopo il 1933 e l’arrivo di Hitler al potere, ed altre migliaia vi cercarono rifugio dopo il conflitto. Nel 1943, quando il paese è stato occupato dai nazisti e comprende porzioni di territorio montenegrino, kosovaro e macedone, arriva un gesto di enorme coraggio. La popolazione albanese si rifiuta di obbedire all’ordine degli occupanti di consegnare le liste degli ebrei che risiedono entro i confini nazionali. Inoltre varie agenzie governative forniscono a molte famiglie ebree documenti falsi, con cui mischiarsi nel resto della comunità, senza far distinzione fra ebrei “albanesi” e profughi.
Mio padre diceva che i tedeschi avrebbero dovuto sterminare la sua famiglia, prima che lui permettesse loro di uccidere gli ebrei ospiti a casa nostra”. Sono parole splendide, di coraggio e umanità, che descrivono  il fortissimo obbligo morale che c’è alla base di BESA, un codice d’onore ancora oggi ritenuto il più elevato codice etico dell’Albania. “Besa” significa letteralmente “mantenere una promessa”: colui che agisce secondo il “Besa” è una persona che mantiene la parola data, qualcuno a cui si può affidare la propria vita e quella dei propri cari.
L’Albania, un paese europeo a maggioranza musulmana, ha successo dove altre nazioni europee falliscono. Tutti gli ebrei residenti in Albania durante l’occupazione tedesca, sia quelli di origine locale, sia quelli provenienti dall’estero, si salvano ad esclusione di una sola famiglia. Nel paese ci sono più ebrei alla fine della guerra che prima del suo inizio.

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