I ragazzi e il CAI di Novellara al Nagià Grom

Senza sentir fatica abbiamo scalato la montagna e raggiunto la cima; toccando il cielo con un dito, guardando “gli orizzonti”, ci siamo stupiti.
di Annalisa Veronesi e i ragazzi

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Uno degli scopi più importante che il CAI (Club Alpino Italiano) di Novellara si propone di raggiungere è la sensibilizzazione di giovani e giovanissimi al fascino della montagna; tale sensibilizzazione si vuole conseguire attraverso un coinvolgimento vivace e attivo, ludico ed emotivo, esperienziale e creativo, che non si esime dall’associare a obiettivi formativi naturalistici una loro contestualizzazione storico-geografica. È in tale ottica che lo scorso 9 giugno si è realizzata l’uscita al caposaldo austro-ungarico del Nagià-Grom 1914-1918 (Mori in Val di Gresta , TN). Annalisa, Chiara, Devid, Fabian, Federico R, Federico V, Filippo, Ivan, Leonardo, Luca, Matteo, Nicola, giovani studenti della Scuola Media”L. Orsi” di Novellara, hanno partecipato all’uscita, portando con sé quell’entusiasmo e quella freschezza che, spero, anche voi lettori possiate riconoscere in quanto segue, loro testimonianza
«Domenica 9 giugno con il CAI di Novellara e l’esperto James Garimberti siamo andati ai piedi del Monte Nagià Grom. Con una “passeggiata” di tre ore, in mezzo a grotte, camminamenti e trincee della Prima Guerra Mondiale, abbiamo raggiunto la cima.
Lì, insieme a tre simpatici e vispi alpini, abbiamo percorso la fitta ragnatela di caverne e gallerie, dove i soldati si appostavano a difendere il confine austro-ungarico da un attacco italiano, il cui fronte era posto sulle vicine pendici del Monte Altissimo, oltre la zona contesa, la Valle di Loppio.
Poiché in quegli avamposti non c’è mai stata una vera e propria battaglia, abbiamo potuto trovare, a distanza di cent’anni, perfettamente conservati, gavette, picconi, caricatori di fucili, schegge di granata e frammenti di bombe. E dentro le grotte piccoli forni con tegami ancora accanto.
E questo è stato il bello, trovare tutto in ordine e conservato come se i soldati fossero andati a farsi una passeggiata; sembrava proprio che il tempo si fosse fermato, sembrava proprio di poter aspettare il rientro dei fanti per far con loro una partita a carte, un giro di morra, bevendo nelle gavette un po’di caffè, ma… così non è stato, un improvviso temporale ci ha riportati al presente, ci ha fatto scendere dal monte e riprendere la linea del tempo.
Piano piano è tornato il 2013.
Ma noi ragazzi sappiamo che là, sul Nagià Grom, il tempo è ancora fermo, che le lancette sono bloccare sul ’14, sul ’18 e da lì non si spostano. È la storia che lo insegna, ma non quella scritta sui libri, fatta di date e nomi altisonanti, ma quella scritta nel cuore e nelle emozioni. Quella che abbiamo saputo leggere a Nagià Grom».

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