INDIFFERENZA RELIGIOSA

uomo_giovane_pregaCaro direttore, secondo recenti ricerche c’è la tendenza ormai ampiamente diffusa che mostra come sia in crescita, un particolare tipo di relazione con la religione: l’indifferenza. O in termini più sociologici la <<non affiliazione>>, la non appartenenza. Che è qualcosa diverso dall’ateismo, che ha sempre una tensione drammatica ma anche dall’agnosticismo, che comunque è l’esito di una scelta consapevole. Si tratta, più semplicemente, di una non-scelta di chi non si è posto nemmeno il problema, perché non è stato educato a farlo essendo nato in un tempo secolarizzato, in cui la religione ha perso la sua evidenza sociale sentendo questa sfera come troppo distante e dunque irrilevante rispetto alla vita. E non è un caso che queste persone aumentino percentualmente con il decrescere dell’età: pochi tra gli over 60, molti tra i <<nativi digitali>>. E’ un dato preoccupante e che deve far riflettere in quanto segnala <<un difetto di trasmissione>>, la cui responsabilità ricade sulla generazione di noi adulti, che forse ha equivocato il senso della libertà di scelta. In mancanza di precomprensione però, il terreno può essere favorevole per ascoltare una parola che, detta in linguaggio comprensibile e da persone credibili, è in realtà capace di rispondere alle parole di senso, di relazione e anche di infinito che nella rete emergono, benché lì le risposte siano povere. Sta a noi saperla pronunciare.  
Cordialmente
Paolo Pagliani

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