Chi è Floro Vito e cosa centra con la tangenziale di Novellara?

L’uomo dei misteri è Giuliano Floro Vito l’ex imprenditore denunciato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di aver nascosto al fisco 12 milioni di euro. Da quasi 20 anni è al centro di indagini su ‘ndrangheta e usura.
Negli ultimi anni non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi. Eppure, secondo la Guardia di Finanza,  Giuliano Floro Vito, ex imprenditore edile di 40 anni originario di Cutro e residente nel reggiano, ha avuto introiti per quasi 12 milioni di euro. Arrestato nel maggio 2010 con l’accusa di usura, Floro Vito ha patteggiato la pena. Le fiamme gialle hanno verificato l’entità dei redditi che Floro Vito avrebbe sottratto a tassazione passando al setaccio i suoi conti personali e quelli della sua impresa, oggi cessata.
Ma chi è l’ex imprenditore denunciato dalla Guardia di finanza per evasione fiscale? Di lui si parla a lungo nell’interdittiva antimafia con cui il 5 aprile 2011 la Prefettura di Reggio bloccò il cantiere della Bacchi di Boretto per la tangenziale di Novellara.
Secondo quelle carte, Floro Vito è un “soggetto di notevole interesse investigativo e di elevato spessore criminale, sul cui conto sono riportati al casellario giudiziale vari precedenti penali per reati inerenti gli stupefacenti, la minaccia e l’ingiuria, nonché numerose segnalazioni in banca dati per associazione a delinquere di stampo mafioso”.
Nel 2001 fu arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Scacco Matto’ insieme ad altre persone, tra cui Nicolino Grande Aracri, accusato di far parte di un’associazione a delinquere responsabile di omicidi, tentati omicidi ed estorsioni. Ma per quelle accuse, Floro Vito fu assolto dal tribunale di Crotone nel 2003. Gli inquirenti lo indicano comunque come personaggio vicino prima alla cosca Dragone e poi a quella Grande Aracri. Le forze dell’ordine lo incrociarono durante un’ispezione sul cantiere della tangenziale di Novellara, dove – sebbene fosse agli arresti domiciliari – si trovava come dipendente della Tre Emme, una ditta della famiglia Mattace ritenuta dalla Prefettura vicina al cland Grande Aracri.

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