Il prezzemolo della nostra terra

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Torna Romano Prodi e questa volta ci parla di “terra” senza scivolare in facili battute sulla vita più mondana dei politici di questo mondo sempre più solitariamente italiano e sempre meno europeo.

Simone Oliva

Mentre nella piazza i bambini si divertono con i diversi laboratori dedicati a loro e alle famiglie in rocca arriva Romano Prodi considerato da qualcuno il “prezzemolo”di Novellara. Su questa catalogazione Prodi ironizza dicendo di apprezzare molto il prezzemolo perché e autoctono e a Km zero. A parte questa pacata risposta a una polemica politica iniziata e finita con un comunicato stampa, Prodi rimane sul tema e ci racconta la “terra” approfondendo l’attuale critica situazione africana fino a parlarci della pianura padana di oggi vista dall’aereo.
A una platea di quasi cinquecento persone, che forse non tutte hanno avuto la possibilità di vedere l’Emilia Romagna dall’alto (io l’ho vista solo su Google Earth!), Prodi racconta come questa sia diventata una terra massacrata da un’ “urbanizzazione totale e disordinata”. In questi anni si è cementificato tutto il possibile e ora sembra che ci si muova ancora in una direzione che non ha più senso perché la terra, il terreno agricolo, sta tornando ad essere al centro della vita. In una situazione mondiale in continuo aumento demografico e in cui i nuovi speculatori stanno acquistando enormi appezzamenti di terra nel mondo per coltivarla, Prodi ritiene che ora l’unica vera salvezza sia quella di tenersi stretta la propria terra preservandola. Secondo Prodi per fare questo è necessario operare già a livello comunale scardinando quel poco virtuoso meccanismo matematico degli introiti da urbanizzazione, incoraggiando piuttosto le ristrutturazioni edili con interventi di recupero di edifici abbandonati.
Il festival “Uguali Diversi” anche quest’anno ha centrato uno dei temi critici di questo periodo. Queste intense e partecipate giornate di sollecitazione sul tema della terra sicuramente porteranno nuovi stimoli alle riflessioni politiche favorendo il germogliare di nuovi frutti piuttosto che di nuovi quartieri residenziali o, al peggio, di nuovi centri commerciali.

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