Dal bunga bunga al bang bang Tragicomica fine di uno Stato

Nella lussuosa contea di Ardcore, Grande Capo Pelo Matto si intratteneva con il suo fido Canotta Bianca della tribù del Po2, quando arrivò uno straniero su un quattro ruote serigrafato di donne.

-Il colonnello G.H.Eddafi vuole il tuo scalpo, uomo basso
-Parla con me?- chiese Pelo Matto a Canotta Bianca.
-Il colonnello lascia a te la scelta del campo per il confronto: bunga bunga, TV o bang bang- detto questo se ne andò su due ruote perché le altre due gliele avevano rubate nel parcheggio.
La vita aveva già fatto uno scalpo così a Grande Capo Pelo Matto, ma le ultime invenzioni bianche gli avevano riportato quanto perso e ora piumava e fluttuava, con la sua chioma tra i totem e i tabù del suo accampamento.
-Cribbio e adesso?
-Adesso vai e fai il tuo dovere di uomo – suggerì Canotta Bianca.
-No, non posso competere nel bunga bunga con il colonnello
-Allora fai il tuo dovere di Grande Capo- propose sempre Canotta Bianca.
-Ho un amico di un amico che è molto bravo con l’arco e le frecce, mando lui!
-Non si può mandare mercenari, è una questione di onore. Orsù, fate un confronto televisivo – rilanciò Canotta Bianca esasperato dai blocchi psicologici del Grande Capo.
-No, non con i giornalisti! In prima serata mi farebbero ancora uno scalpo così!.
-Ci vorrebbe un talent show…tipo: ”Chi vuol essere Grande Capo?” – Canotta Bianca capì di aver detto la cosa giusta al momento giusto, ma non alla persona giusta, perché Pelo Matto cominciò a roteare in aria, emettere segnali di fumo all’impazzata, convocare fan, telecamere, giornalisti di famiglia e stipendiati al sorriso, per ideare il nuovo format TV per la contea di Ardcore.
I preparativi per il talent show erano segreti e Pelo Matto era così ossessionato dalle spie che non voleva più neppure che uno fumasse una sigaretta, per paura che le emissioni di fumo venissero intercettate e tradotte dalle innumerevoli spie del colonnello G.H.Eddafi e non solo.
Intanto l’opposizione, nella tendopoli, preparava l’insurrezione popolare, sfornando gnocco fritto e raccogliendo firme per indire il referendum contro Pelo Matto e soci. Canotta Bianca invece sorrideva a tutto e ogni tanto alzava voce e dito per riacquistare credito verso la sua tribù di lavoratori autoctoni purosangue. Il suo figliolo, Bocca di Pesce, sorrideva agli insegnati per portare a casa un bel voto, ma senza successo, così decise di candidarsi al talent show di Pelo Matto.
I mesi passavano e i candidati aumentavano. Il talent era stato costruito in modo da spostare a luglio il gran finale tra Pelo Matto e G.H.Eddafi. Prima di loro si sarebbero sfidati tutti i loro sostenitori. Tra le fila di Pelo Matto ricordiamo Bocca di Pesce, Cà di Pezzone, Iva Radicchi, Gogogullit, Mr. Yuppicella, Lelefede, Emiliomora e altri non degni di nota ma di badilate in faccia. Con G.H.Eddafi si schierarono il figlio Al Saadi calciatore del Perugia, la vicedirettrice della Banca Policreditus e un membro dell’opposizione che commerciava con il colonnello ma fuori orario da “politico”, un rivoluzionario belga e due mercenari in luna di miele in Italia.
La rivoluzione arrivò pacifica il giorno dei referendum, con milioni di X il popolo aveva detto basta, ma il Grande Capo non aveva ancora capito e continuava il suo show. Anche Canotta Bianca non si accorse di nulla, era così impegnato a preservare la sua riserva dall’ingresso di stranieri che non aveva visto che vi erano rimasti solo pochi vecchi esemplari della sua specie.
L’irreparabile rivoluzione non attese i passeggeri e se ne andò.
I programmi televisivi continuarono e con loro anche le ventate di aria fritta proveniente dall’opposizione che macinava raccolte di firme e manifestazioni di piazza. Proseguirono anche le vacanze, i centri commerciali e le feste perché nessuno aveva preso per la coda la rivoluzione andata ormai chissà dove. Non violenta era passata ed era già stata dimenticata, insieme a tutti quei giovani che decidevano di andarsene perché nell’accampamento li chiamavano “Bamboccioni” o “la Peggiore Italia”. Solo le nostalgiche piazze vuote reclamavano nel silenzio i loro giovani mentre dalle case si sentiva la tv strillare “the show must go on!” davanti ad un pubblico composto da vecchi, potenziali vecchi, donne e bambini

Simone Oliva