LE ECOTASSE

Caro direttore,
per incentivare le imprese a comportamenti più responsabili, un’ottima leva sembra essere la leva fiscale; in pratica tassando le pratiche dannose e sovvenzionando quelle corrette, si possono costringere le società a comportamenti più giusti. Sono state individuate da esperti quelle che dovrebbero risentirne di più e cioè chi emette anidride carbonica, chi produce rifiuti tossici, chi produce contenitori non riutilizzabili, chi usa mercurio, chi alimenta il mercato dell’usa e getta e chi impiega fitofarmaci. L’idea sarebbe quella di aumentare le tasse ecologiche e ridurre quelle sui redditi, salari in testa, come da tempo avviene in Svezia dove si attua questo programma prendendo di mira le emissioni di zolfo e carbonio. La leva fiscale deve essere utilizzata per spingere le imprese anche verso un altro tipo di mutamento; invece di vendere merci dovrebbero proporre servizi. Per esempio, anziché vendere lavatrici dovrebbero vendere lavaggi, frigoriferi refrigerazione, anziché automobili trasporti e così via, per tantissimi altri bisogni soddisfatti con beni durevoli. Le lavatrici, i frigoriferi, le automobili, le fotocopiatrici non vanno più venduti ma affittati. Nel rapporto di affitto, il bene rimane di proprietà dell’impresa che deve ripararlo quando si guasta e deve riprenderselo quando non funziona più. Oggi, che guadagnano sulle vendite, hanno interesse a produrre oggetti irriparabili e che durano poco; incassano il denaro e se si rompe finisce in discarica, con i costi di smaltimento appannaggio della collettività rendendo la situazione sempre peggiore. Ma se sapessero che i prodotti rimangono sempre di loro proprietà e che devono farsi carico anche del loro smaltimento, avrebbero l’interesse a produrre meno, a fabbricare oggetti durevoli, standardizzati e riparabili, a riutilizzarli fino all’ultima vite, a trasformare ogni rottame in nuovo materiale da costruzione.

Serena giornata
Paolo Pagliani
Novellara