IL DEBITO DALLE UOVA D’ ORO

Caro direttore,
il commercio iniquo e lo sfruttamento del lavoro non sono gli unici mezzi per arricchirsi alle spalle altrui. Esiste una terza via più moderna e raffinata. E’ la via del debito. Se vuoi arricchirti alle spalle di un povero, sta scritto da tempo, indebitalo. Puoi stare certo che da quel momento ti sei garantito una rendita a vita, senza neanche passare per sfruttatore. Affinché ciò avvenga è necessario che il povero non ce la faccia a rispettare i tempi di restituzione e ogni tanto venga da te a chiedere di prorogare il pagamento della rata in scadenza. All’ inizio ti fingerai furibondo ma poi gli dirai che per questa volta va bene, in realtà, sarai tutto contento perché registrerai la rata non pagata come un nuovo prestito e il tuo credito sarà rivalutato incassando interessi maggiori. Se questo “giochino” si ripete varie volte alla fine il povero si trova sulle spalle un debito insopportabile, lavorerà come un dannato ma dovrà spartire con te ogni suo guadagno. Ai Paesi del Sud è successo qualcosa del genere e molti capi di stato non resistettero a quelle offerte allettanti e si indebitarono a più riprese. All’ inizio i tassi di interesse erano bassi e pagare non era impossibile ma più tardi schizzarono in alto e cominciarono i problemi. Molti governi avevano utilizzato i prestiti in maniera scellerata comprando armi, costruirsi fortune in paradisi esteri, opere faraoniche mai completate determinando la bancarotta. Tra il 1980 e il 2001, i paesi del Sud hanno versato qualcosa come 5 mila miliardi di dollari, ciononostante il loro debito è passato da 600 a 2500 miliardi di dollari. I paesi più danneggiati sono i più poveri perché i loro bilanci già magrissimi, a volte sono dimezzati dal pagamento del debito. Lo Zambia nel quinquennio ’92-’97 ha devoluto al debito estero il 40% del suo bilancio pubblico mentre alle spese sociali ha destinato un misero 6,7%. Allora perché meravigliarsi se la povertà aumenta invece di diminuire?

Cordialità
Paolo Pagliani
Novellara