LE CASTE MONDIALI

Caro direttore,
la parola casta è nel nostro Paese in questo momento sulla bocca di tutti e su ogni organo di informazione. Se il mondo fosse un palazzo di cinque piani, abitato da cento persone in gruppi di venti per piano, scopriremmo che gli inquilini dell’attico arraffano, da soli, l’86% della ricchezza prodotta. Quelli del piano di sotto si appropriano del 9%, mentre quelli dei due successivi ricevono il 2% ciascuno. Infine quelli dello scantinato devono accontentarsi di circa l’ 1%. Naturalmente si parla di cifre medie, perché analizzando situazioni più specifiche saremmo ancora più sbigottiti. Le stesse disparità esistenti nella distribuzione del reddito, naturalmente, si riscontrano anche sul piano dei consumi. Da questo punto di vista, l’umanità può essere suddivisa in tre classi: i derelitti, i “me la cavo” e gli opulenti. La prima classe è la più numerosa, vive con meno di 700 dollari all’anno, mangiano una volta al giorno legumi o farinacei e bevono acqua di pozzo e di fiume, vivono in baracche e in caso di malattia non possono curarsi e sono circa tre miliardi! La classe dei “me la cavo” è formata da persone con un reddito da 700 a 7.500 mila dollari annui, introducono calorie a sufficienza, usufruiscono di corrente elettrica e alcuni hanno anche i frigo e la televisione, con scolarità molto bassa (cinque sei anni); sono circa due miliardi e si trovano nel Sud del mondo ma non dobbiamo scordarci che a questa categoria appartengono i 400 milioni di poveri che abitano nella parte ricca del pianeta. La classe degli opulenti è la più piccola, con poco più di un miliardo di persone che ingurgitano calorie in eccesso, vivono in case riscaldate, dotate di tutti gli elettrodomestici, quattordici anni in media di scolarità, si spostano in auto, treni, aerei e possiedono soldi per curare almeno le malattie ricorrenti. Della povertà, (tre miliardi di scartati), ormai conosciamo tutto: che immagine ha, da dove deriva, perfino come potremmo risolverla questa situazione da tutti considerata disperata. Basterebbe ed è sconvolgente, lo 0,1% del reddito mondiale (45-50 miliardi di dollari), per eliminare la povertà e per garantire a tutti l’accesso ai servizi sociali di base. Una cifra modesta se si pensa che in Europa se ne  spendono 50 per sigarette, 15 per gelati, per non parlare dei 26 miliardi che fra Europa e Stati Uniti, sono spesi per dar da mangiare a cani e gatti.

Con molta cordialità
Paolo Pagliani
Novellara