A lezione con il premio Nobel per l’economia

E’ successo al nostro concittadino Alessandro Cagossi, ricercatore e docente in scienze politiche presso la West Virginia University

Il Portico intervista Cagossi che ha avuto la possibilità di partecipare a un gruppo di discussione in cui ha fatto parte anche Elinor Ostrom, premio Nobel per l’economia nel 2009. Ostrom è la prima donna a cui è stato conferito il premio Nobel all’economia e il primo scienziato politico in assoluto ad aver ricevuto un premio Nobel.

Alessandro, in quale occasione hai incontrato il premio Nobel?

L’occasione è avvenuta durante la recente conferenza del Consorzio Europeo per lo Studio della Politica (ECPR) tenutasi in Svizzera, presso l’Università di San Gallo. La conferenza a cui ho partecipato rappresenta uno dei maggiori eventi promossi dall’ECPR ed è organizzata per gruppi di lavoro in cui si discute collegialmente su alcuni temi di ricerca. L’ECPR è un consorzio formato da circa 350 università di quaranta paesi che si occupa di promuovere tutto ciò che ruota attorno al mondo della politica organizzando conferenze, dibattiti, tavole rotonde, pubblicazioni, tirocini e corsi di formazione.

Come è possibile che giovani ricercatori come te riescano ad avere a che fare con luminari di rango come Ostrom?

Uno degli obiettivi di queste sessioni di discussione è proprio di mettere assieme intellettuali affermati e giovani ricercatori per creare una atmosfera di cooperazione e interscambio. Nel gruppo di lavoro a cui ho partecipato in tutto eravamo una ventina di persone. Mentre io ho presentato alcune ricerche in fatto di unione monetaria dell’Europa unita, Ostrom ha presentato uno dei suoi cavalli di battaglia che l’hanno resa famosa al punto di meritare il premio Nobel.

Come mai il premio Nobel è stato assegnato a Ostrom?

Soprattutto per il suo contributo allo studio delle risorse comuni, ovvero quei beni utilizzati dalle collettività e il cui consumo riduce le possibilità di utilizzo da parte degli altri. Il riconoscimento è dovuto in particolare per aver dimostrato come la proprietà pubblica possa essere gestita virtuosamente da chi ne usufruisce. Ostrom si occupa quindi di tutti quei casi in cui ci sia da scegliere su come gestire determinate risorse che devono essere spartite tra una collettivita’ come per esempio sistemi di irrigazione, prati per alpeggio, legname da foreste, laghi da pesca.

Cosa ti ha insegnato il premio Nobel?

Personalmente l’ho trovata una persona molto semplice, molto umana, nonostante l’improvvisa celebrità che un premio Nobel dà a chi lo riceve. Avere avuto la possibilità di interloquire con una benefattrice dell’umanità ha rappresentato un grande onore.

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Un ritratto di Elinor Ostrom

Ostrom insegna e fa ricerca all’Università dell’Indiana negli Stati Uniti, ma soprattutto è riuscita a mettere in pratica sul campo le sue scoperte scientifiche. Spesso si è spinta in zone remote del mondo (dagli indiani d’America, alle comunità africane, passando per il Nepal e per la Mongolia) per testare sul campo le sue teorie. Grazie a lei molte persone hanno avuto miglioramenti concreti della propria qualità di vita. Un caso tra i più recenti che hanno visto Ostrom all’opera è il progressivo prosciugamento del lago Ciad, in Africa, che sta causando carestie a trenta milioni di persone. Una delle ragioni è lo sfruttamento intensivo dell’acqua dei suoi affluenti che sta creando enormi difficoltà per l’agricoltura, la pastorizia e la pescicultura locale.

Lo studio di Ostrom rivede la cosiddetta “tragedia delle proprietà comuni”. Questa teoria presuppone che un bene comune, che non appartiene a nessuno, tende ad essere eccessivamente sfruttato poiché, essendo ad accesso libero, le persone se ne possono appropriare, a basso costo, ed usarlo a proprio piacimento senza preoccuparsi né di migliorarlo né di proteggerlo. Ciò giustifica la necessità che i beni comuni siano gestiti dallo Stato (a cui si accompagnano costi amministrativi molto elevati) o affidati a privati (con conseguente sfruttamento eccessivo). Pubblico o privato, quindi?

Il merito della studiosa è quello d’avere aperto una una “terza via” tra lo Stato ed il mercato. Le persone che fanno parte delle comunita’ potenzialmente interessate alla gestione di queste risorse comuni decidono chi è intitolato a goderne, ne regolamentano e monitorano lo sfruttamento, predispongono meccanismi di arbitrato a portata di mano per tutti e prevedono sanzioni in caso di violazioni delle regole comunitarie. In ogni momento di questo processo decisionale, Ostrom sottolinea che la partecipazione dal basso è la chiave per ottenere risultati.

Le ricerche di Ostrom si sono concentrate sui diversi casi i casi in cui, nel corso della storia, gli uomini hanno saputo adottare soluzioni in grado di garantire l’approvvigionamento continuo delle risorse scongiurando al tempo stesso un collasso dell’ecosistema. Questo modello implica una visione dei rapporti tra beni collettivi e persone improntati sulla consapevolezza sociale, quando i singoli individui si accorgono che la gestione condivisa è più fruttuosa e protegge il bene comune garantendone nel tempo la disponibilità per tutti. Se messo in pratica, questo approccio evidenzia uno spirito comunitaristico o auto-gestionale, laddove le persone scoprono i vantaggi di assumere comportamenti cooperativi.

Ne risulta che Ostrom richiama la necessità di recuperare un approccio interdisciplinare che veda la cooperazione fra economia, scienze politiche, sociologia, antropologia ed ecologia. In sintesi, infatti, le scoperte di Ostrom presuppongono: un calcolo economico basato sull’approvvigionamento continuo di risorse evitando che si esauriscano per struttamenteo eccessivo; un aspetto politico di democrazia partecipativa affinche’ il processo decisionale sia condiviso ed equo per tutti; elementi sociologici e antropologici imperniati sul rispetto degli usi e costumi locali; e un fattore ecologico per impedire la distruzione dell’ambiente legata allo sfruttamento.

Ostrom fa capire che il successo o il fallimento della gestione comunitaria delle risorse può segnare il sottile confine tra la vita e la morte, tra la preservazione dell’ambiente o il disastro ecologico. Complessivamente, si tratta di un dilemma che riguarda miliardi di persone che ogni giorno cercano di procacciarsi risorse per sopravvivere. Per Ostrom facili ricette non esistono, ma in larga parte dipende dagli assetti istituzionali e dagli stili decisionali che i popoli si sono dati nel tempo e non imporre modelli estranei.

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